11 Marzo 2009

MAFIA 1943 - 1948

 

Potrà mai l'Italia mettere definitivamente ko l'establishment mafioso che la rende succube di un'oligarchia di arrivisti, assassini, fraudolenti e mercificatori? Potranno essere riscattate le morti di personaggi che hanno sacrificato la loro vita per ognuno di noi con l'ideale di ripulire lo strutture dello stato dalle sue ulcerazioni mafiose? La risposta è NO. Il motivo: il trattato di pace fra alleati e Italia del 1947 nel suo articolo 16 sostanziava questa risposta.

TRATTATO DI PACE CON L'ITALIA - ART. 16: “Italy shall not prosecute or molest Italian nationals, including members of the armed forces, solely on the ground that during the period from 10 June 1940 to the coming into force of the present Treaty, they expressed sympathy with or took action in support of the cause of the Allied and Associated Powers”.

Con questo articolo gli alleati proibivano al nuovo stato italiano di perseguire penalmente quanti, dal 1940 fino all'entrata in vigore di questo trattato di pace, avessero prestato collaborazione alla riuscita dello sbarco in Italia e alle successive azioni militari e politiche sul territorio. E questo persiste praticamente fino a giorni nostri e spiega perchè nell'Italia repubblicana non ci sono mai stati da parte della classe politica insediata degli efficienti piani di chirurgica eliminazione del cancro mafioso.

Proverò a delineare un percorso storico quanto più snello e chiaro per dimostrare questa mia tesi, con eventi e personaggi lungo tutto il periodo che ci separa da quella maledetta invasione americana che ci rese definitivamente “cornuti e mazziati”.

1943-1948

Molti dei nuovi mafiosi furono collaboratori essenziali per gli yankee che cercavano delle strategie vincenti per invadere l'Italia. Di seguito i nomi più rilevanti:

-Lucky Luciano appositamente liberato dal carcere in America e portato in Italia,

-Calogero Vizzini, che fu il primo importante sostenitore mafioso della DC,

-Vito Guarrasi, che nel 1943 si trovava ad Algeri con il generale Castellano a trattare per l'armistizio,

-Vito Genovesi che ben presto diventerà “capo dei capi” di Cosa Nostra e che era stato interprete di fiducia del colonnello americano Poletti,

-Max Mugnani, che da trafficante di droga si vedrà investito della carica di depositario dei magazzini farmaceutici americani in Sicilia,

-Giuseppe Genco Russo, che ottenne la croce di cavaliere della Repubblica come vittima del fascismo, dopo essere rientrato dal confino dove era stato spedito dal prefetto Mori.

Il primo posto va sicuramente al gangster Lucky Luciano grazie al quale gli americani si assicurarono il via libera all'operazione Avalanche, una delle tre con cui invasero l'Italia, concedendo in cambio che la mafia ritornasse a governare il territorio siciliano.

Arrigo Petacco scrive: «[La mafia] si risvegliò infatti soltanto nel 1943 in coincidenza con l'arrivo degli americani. Molti mafiosi poterono così rientrare dal confino vantando addirittura improbabili meriti antifascisti. Don Calogero Vizzini, capo supremo della nuova mafia, fu visto percorrere l'isola a bordo di una carro armato americano: indicava agli alleati gli uomini giusti da mettere alla guida dei comuni e delle province.” Gli americani apprezzarono molto Calogero Vizzini non solo per il potere politico che andava assumendo, ma anche per la sua vena contemporaneamente antifascista e anticomunista.

Se inizialmente don Calò era a favore dell'indipendentismo siciliano, quando divenne chiaro che ciò sarebbe stato impossibile, per stessa volontà americana, egli cominciò ad intrecciare i rapporti con la politica. Nel 1945 uno dei leader della Democrazia Cristiana in Sicilia, Bernardo Mattarella, padre di quel Piersanti che verrà ucciso dalla mafia a inizio degli anni '80, scrisse addirittura un articolo su “Il popolo”, giornale cattolico, in cui dava il benvenuto all'ingresso di don Calogero nelle file della DC (Hess, Mafia e Mafiosi).

Negli allegati alla relazione della Commissione Antimafia si legge: “[...] Già verso la fine del 1944 Calogero Vizzini orientò le sue scelte politiche verso la Democrazia Cristiana. Questo partito, nelle sue sfere provinciali e regionali, ben comprese il grande apporto che alle fortune politiche dei dirigenti e del partito stesso poteva arrecare l'orientamento di Calogero Vizzini e perciò della mafia in generale, e non esitò ad accogliere i mafiosi nelle sue file. [...] A Villalba, praticamente, l'intera mafia entrò nella DC; a Vallelunga Lillo Malta passa alla DC con tutto il suo seguito: i Madonia, i Sinatra ecc.; anche il gruppo Cammarata passò alla DC. A Mussomeli Genco Russo e tutto il suo seguito si iscrissero alla DC assumendo la direzione della sezione”.


Calogero Vizzini

 

 

 


Lucky Luciano

 

 

 

 

4 commenti

  • Ilpiccoloinformatico

    Eh certo

    E poi, casomai non fosse chiaro, successivamente il partito politico di riferimento diventò Forza Italia (e sucessivamente il partito delle Libertà (provvisorie)) di Dell'Utri e Berlusconi. Serviva un luogo dove riciclare il denaro sporco e far fruttare i soldi guadagnati con il traffico di droga su cui la mafia deteneva oramai il monopolio (da un po di anni).
    Scritto il: 13/03/2009 11:06:45
Tags: mafia
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