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Anima persa numero | 02 Febbraio 2010
NESSUN TITOLOAMBIREI A GIUNGERE A QUELLA CONOSCENZA CHE MI PERMETTESSE DI SPIEGARE PERCHE' UN GIOVANE DI 25 ANNI CON UN UNIVERSO IN MINIATURA NEL CUORE, FIAMMA DI MILLE INTERESSI E SORGENTE DI GRANDE GENIALITA' DEBBA MORIRE IN UN SOL COLPO, MENTRE SONO A CONTATTO TUTTI I GIORNI CON VECCHIE SENZA PIU' RAGIONE NE' DIGNITA' E CON IL CORPO GIA' IN DECOMPOSIZIONE, CHE NEL SILENZIO DI UN SGUARDO CERCANO UNA MORTE CHE NON ARRIVA! 26 Gennaio 2010
NON TOCCATE ANNA FRANK! In occasione delle annuali giornate della memoria olocaustica al cui rispetto dovremmo essere tutti quanti opportunamente genuflessi, la piccola Anna Frank protagonista e scrittrice dell'omonimo Diario aleggia con la sua presenza sulla cronaca locale che si fa ricca di iniziative commemorative (http://www.libero-news.it/regioneespansop?id=335149) che la vedono come protagonista. O precisamente non la ragazzina ebrea figlia di ebrei che morì a Bergen Belsen nel marzo del '45 a causa del tifo (e non delle gassazioni di massa) e vittima di una guerra che causò migliaia di altre vittime, ma l'Anna Frank braccata dalla “barbaria nazista” simbolo (un po' debole a dire il vero) del desiderio di soluzione finale dei nazisti. Qui dovrò stare molto attento nelle mie parole perché questo libro potrebbe essere paragonato alla Bibbia ai tempi di Lutero, quando era eresia poterne interpretare alla luce della ragione i significati portanti. Questo libriccino infatti, che viene somministrato nelle scuole di ogni ordine e grado, in televisione o a teatro in mille varianti e rivisitazioni, e che dal mio modesto punto di vista ritengo particolarmente noioso e poco interessante, è una specie di feticcio intoccabile, sulla cui autenticità bisogna credere e sul cui interrogarsi (o affrontarne una lettura critica e non leggere come se si stesse leggendo un romanzetto rosa http://www.ilcittadinomb.it/stories/Cronaca/113565_usmate_velate_e_il_caso_anna_frank_la_reazione_di_genitori_e_insegnanti/ ) ha causato ad alcuni studiosi, tacciati di loschi scopi neonazisti e violenti, condanne pecuniarie e pene detentive. Chi, nei decenni passati, ha osato non semplicemente contestare, ma anche solo affrontare criticamente l'analisi del diario o dei diari di Anna Frank si è visto violentemente chiudere la bocca perché quella storia considerata dalla comunità attuale rigorosamente vera e commovente in quanto frutto dell'ingenuità di una tredicenne (e non proprio ingenua), reca in sé tante e tali dissonanze che potrebbe rivelarsi un romanzo assemblato male. L'organizzazione “Anne Frank” che gestisce il museo sorto sull'abitazione segreta in cui vissero insieme ad Anna altri ebrei ricercati dai perfidi nazisti per due anni, sventa ogni possibile dubbio sull'autenticità in maniera biblica destinando dieci comandamenti, sotto forma di domande e risposte, che sembrano più un sinistro avvertimento a quanti possano cedere al dubbio (http://www.annefrank.org/content.asp?PID=790&LID=6). Consiglio perciò di farsi prestare il Diario di Anna Frank, leggerlo con attenzione cercando di immedesimarsi nella parte e soprattutto provando a rivivere quel clima sulla vostra pelle. Consiglio anche http://holywar.org/italia/revis/diario/Diario.htm come testo su cui ragionare. In bene o in male dipende da chi legge, ma con la certezza che Anna Frank resta un'intoccabile. 13 Gennaio 2010
ROSARNO E IL MITO INFRANTO DELL'INTEGRAZIONE Eventi come quelli che si sono verificati in questi giorni a Rosarno sono la prova di quanto fantascientifica possa essere l'integrazione di individui che non mostrano dignità ed evidenziano per l'ennesima volta come sia pericoloso, ma al tempo stesso criminale comprimere poveri contro poveri nel nome del lavoro o dei più ipocriti sentimentalismi democratici. Vi è stato in generale il “solito” senso di elemosina nei confronti del “solito” povero negro malversato sin dal suo paese d'origine distrutto dalla guerra, sfruttato in un paese ricco e costretto a vivere come una bestia fra i rifiuti e la merda, che ad un certo punto riscopre la sua dignità di umano per esaltarla in una manifestazione di violenta rabbia distruttiva. A questo senso si è contrapposto il moto di accusa nei confronti dei cittadini di Rosarno, sfruttatori e mafiosi, che - dimenticate le buone opere di accoglienza destinate agli immigrati da più di un'associazione di volontariato - hanno preso fucili in mano per la tanto pubblicizzata caccia al negro, trasformandosi così da terroni mafiosi solidali a terroni mafiosi razzisti. A chiudere questo orribile quadro la “pic-indolor” soluzione di un governo che lungi dai suoi slogan populisti, arranca se non addirittura fallisce completamente nella gestione dell'immigrazione, della clandestinità, del lavoro in nero e dello sfruttamento, quasi lasciando che tutto vada marcio per apparire alla fine come un deus ex machina, nella bella veste del risanatore. La spiegazione che si vorrebbe dare a questa contemporanea tragedia sarebbe da ritrovarsi nello sfruttamento ai fini produttivi messo in atto dai proprietari delle coltivazioni. Si dice che questi africani si siano ribellati dopo mesi di sfruttamento, angherie e violenze, si sentenzia che gli abitanti di Rosarno siano dei razzisti perché si sono opposti manu militare ad una folla di schiavi in lotta per la libertà, si sussurra che il tutto sia stato orchestrato dalla mafia; si chiamano bravi i primi e si vergognino gli altri. Ma la verità potrebbe avere una sfumatura diversa! La rivolta della piana di Gioia Tauro non nasce per la libertà, ma per istinto di violenza molto simile a quello di molte manifestazioni black block che con la destra tengono il cartello pieno di parole come diritti e razzismo e con la sinistra brandiscono bastoni e bottiglie. Non vogliono giustizia, vogliono vendetta per gli screzi che hanno subito e vogliono i soldi per cui hanno lavorato. Da questo punto di vista si possono indirettamente considerare schiavi sì, ma di coloro che dietro le quinte li vogliono riottosi, manovrandoli per il proprio gioco politico. Non credo invece che queste rivolte siano nella volontà della mafia, che anzi avrebbe più interesse a far legare stranieri e autoctoni in un gran bacino di sfruttamento omertoso. Ma chi sono in realtà gli africani che sono insorti a Rosarno? Molti di loro provengono dal nord Italia dove hanno lasciato famiglia dopo aver perso il lavoro a causa della crisi economica. Quasi tutti con un permesso di soggiorno valido migrano tra una coltivazione e l'altra, dalla Puglia alla Sicilia, per lavori di raccolta stagionali, lavorando molte ore ma racimolando un piccolo stipendio in nero. Non sono quindi ultimi arrivati con ancora nel cuore la paura di morte, stimolati alla violenza per fame! Ma emigrati che sono già entrati nella macchina tritatutto dell'integrazione per uscirne nuovamente disadattati al tessuto sociale circostante, nonostante la “pietà cristiana” avesse offerto loro aiuto. Vivere nella sporcizia e nei ripari di fortuna appare più una scelta che una condizione di malasorte, visto che per esempio slavi che svolgono lo stesso lavoro sono riusciti a trovarsi un alloggio! Quanto poi alla solita tiritera di essere capitati in terra razzista, bisognerebbe capire perché, continuino a emigrare in Italia dove tutti, a loro dire, li odiano e li sfruttano, ma dove loro accettano liberamente di lavorare come schiavi. E davvero la loro condizione di origine era così spaventosa visto che in verità in Burkina Faso o nel Mali, regioni da cui la maggior parte di questi lavoratori proviene, la guerra effettivamente non c'è e dove la vita è sicuramente più dignitosa della periferia di Rosarno? Perché vogliono vivere da schiavi in Italia, dormire come barboni ma al momento buono rivoltarsi e spaccare tutto? Domande queste che dovrebbe porsi chi è chiamato a governare le politiche immigratorie, al posto che parlare di espulsione (improbabile visto che molti hanno permessi di soggiorno in regola) o di ridistribuire questi schiavi per centri di accoglienza dai quali, tempo pochi giorni ripartiranno per qualche altra piantagione. ...E forse sarebbe ora di abbandonare il mito del buon selvaggio! 04 Gennaio 2010
2010
08 Ottobre 2009
TRASMUTAZIONI BIOLOGICHE Le discipline scientifiche - fisica, chimica e biologia - anche se negli ultimi anni hanno cominciato a procedere sempre più in maniera sincretica fra loro interrogandosi vicendevolmente e affrontando i rispettivi ambiti di studio con una visuale più ampia e meno nozionistica, continuano però a seguire dei “dogmi” che difficilmente il mondo accademico è disposto a porre in dubbio o a rimodellare nonostante da diverse parti giungano delle evidenze scientifiche pronte a de-costruire questi principi inattaccabili. Uno di questi principi, introdotto nel '700 da Lavoisier e che tutti i bravi studenti di chimica devono conoscere, è quello per cui in ogni reazione chimica la massa complessiva dei reagenti è uguale a quella dei prodotti, al secolo nota come legge della conservazione della massa. Successivamente si sono scoperte anche le reazione atomiche, che permettevano di spiegare l'origine della gamma degli elementi chimici, che si generano attraverso reazioni a grande energia come la fusione e la fissione, o il decadimento nucleare che trasforma un elemento in un altro attraverso l'emissione di onde (come il decadimento dell'uranio per capirsi). La trasformazione degli elementi in altri quindi è sempre stata oggetto di studio della fisica e della chimica, ma estraneo al mondo dei viventi. Da diversi anni se non addirittura decenni vi è invece una certa quantità di risultati attendibili che individuano negli organismi viventi la grande capacità di trasformare elementi chimici in altri, senza che vi sia la messa in gioco dell'energia di un reattore nucleare. Studi sperimentali in queste che sono definite TRASMUTAZIONI BIOLOGICHE sono stati condotti principalmente da un illustrissimo scienziato francese Kervran, diverse volte candidato al premio Nobel. A questi se ne sono aggiunti diversi altri, spesso intrapresi proprio per spiegare la presenza di anomalie sperimentali, come appunto la comparsa di elementi chimici diversi da quelli introdotti come reagenti. Tuttavia questo argomento davvero interessante, sia perché mostra una sorprendente plasticità della materia sia perché potrebbe aprire nuove frontiere di ricerca coordinata fra le diverse discipline con stimolanti risultati applicabili alla medicina, alla salute dell'uomo e dell'ambiente, è restato e resta praticamente inascoltato dalla maggior parte della comunità scientifica. Quasi religiosamente boicottato! Ma cosa si intende per TRASMUTAZIONI BIOLOGICHE? Questo argomento che suscitò un bel vespaio di polemiche fu fatto brillare nel gennaio 1980 in pieno fervore per la ricerca sulle reazioni nucleari e sulla creazione di acceleratori di particelle sempre più evoluti, quando sulla rivista “Scienza e Vita” apparve un articolo dal titolo “Le galline con la bomba in pancia”, in cui veniva riportato l'esperimento del prof. Kervran sulle “doti nucleari” delle galline. In poche parole ecco quello che fu l'esperimento. I gusci delle normali uova degli uccelli contengono molto calcio. Kervran isolò alcune galline ovaiole in un'area senza alcuna fonte di calcio, e le sottopose ad una dieta priva di tale elemento. Dopo alcuni giorni nei quali le uova erano normali, queste iniziarono ad essere prodotte senza guscio e con la sola membrana. Nell'area furono rovesciati quindi dei sacchi contenenti pezzi di mica (silicato di Potassio e Alluminio). Ed ecco cosa accadde: le galline saltarono eccitate sulla mica, beccandola e raspandola con le zampe. Le uova del giorno dopo e di quelli successivi furono deposte con un normalissimo guscio. Quindi, le galline avevano trasformato qualche elemento della mica in calcio! Un esperimento simile, sempre con la stessa mica, fu ripetuto con altri uccelli, per un periodo di 40 giorni, durante i quali la somministrazione della mica venne sospesa tre volte, ed ogni volta le uova tornarono ad essere deposte molli. Si potrebbe obiettare che, nella necessità di deporre uova, le galline attingano calcio da tutte le loro riserve mobilizzabili, per esempio dalle loro stesse ossa. Ma se questo fosse vero, perchè vengono deposte uova molli senza la mica, mentre con la mica tornano normali? Si potrebbe ipotizzare che la mica sia in grado di stimolare un meccanismo metabolico tale che permetta di utilizzare il calcio delle ossa per produrre i gusci. L'unico modo per rimuovere ogni dubbio sarebbe quello di somministrare la mica alle galline, assieme ad una dieta priva di calcio, così a lungo che tutto il calcio delle ossa venga esaurito. Se continuassero nonostante tutto a deporre uova col guscio, si dovrebbe definitivamente ammettere che le galline sono capaci di trasmutare un elemento fra quelli disponibili come il potassio o il silicio in calcio! Alcuni altri esperimenti su piante e animali sono stati portati avanti anche per periodi piuttosto lunghi, con gli stessi risultati. Tali esperimenti hanno evidenziato che le trasmutazioni sono diverse e interessano tutti gli elementi fondamentali alla vita.
Questi risultati fortemente osteggiati dalla comunità scientifica spesso sono in linea con alcuni consigli della medicina tradizionale orientale e con la cura di alcune malattie, dovute alla carenza nella dieta di elementi particolari, proposte da essa senza l'utilizzo di surrogati chimici di origine farmaceutica. Per esempio si consiglia l'utilizzo della clorofilla (il verde delle piante) per sopperire alle carenze di ferro, che l'industria farmaceutica cura invece o con le bistecche crude o attraverso iniezioni di ferro chimicamente preparato. O ancora si sconsiglia di fornire direttamente il calcio a chi soffre di debolezze e patologie ossee, come invece ordina il farmacista: l'utilizzo di piante contenenti silicio organico che si trasmuta in calcio naturalmente nel corpo parrebbe dunque più adatto. E non solo la medicina o l'alimentazione potrebbero trarre da questi studi dei suggerimenti di altissima qualità per un miglioramento della salute, ma la stessa agricoltura sempre più succube della modificazione e degli agenti chimici avrebbe nuovi stimoli per tornare ad arricchirsi naturalmente e nuovi mezzi per arginare l'impoverimento dei suoli e la conseguente desertificazione. 29 Luglio 2009
FILOSOFIA DELL'ALIMENTAZIONE Se fossimo davvero una civiltà di terzo millennio – e non una civiltà che continua ad essere medievale nonostante l'armatura tecnologica – ci apparirebbe lampante che per risolvere i “mali” che ci affliggono, come individui e come società, dovremmo andare a eliminarne le cause non a mascherarne gli effetti. Bisogna capire dove nascono i mali della nostra società dunque. I sintomi sono le manifestazioni del male, non il male in sé. Ecco perché andando a eliminare i sintomi di un male, non si elimina davvero il male. (N.B. Per mali si intende qui qualsiasi fenomeno atto destabilizzare pesantemente uno stato di salute, che può essere fisico, psicologico, comportamentale, sociale, e nel caso dello spirito le mancanze di genio e di ricerca trascendentale). Se una società è malata, questo implica che la maggior parte dei suoi componenti siano malati. Se un individuo si ammala non è perché nasce ineluttabilmente debole, ma perché l'ambiente circostante lo deforma fin dalla nascita e dal primo sviluppo. Siccome poi ogni sfera della vita dell'individuo e della società costituiscono un sistema di interrelazioni, non possiamo accusare di vivere in un sistema malato e marcescente, se non ci rendiamo conto che siamo noi singoli individui che favoriamo la nostra marcescenza. Se i politicanti ci provocano ribrezzo, dovremmo prima schifarci di noi stessi; se ci lamentiamo della “violenza” e delle ingiustizie, dovremmo prima osservare le ingiustizie e le violenze che – per ignoranza o negligenza – provochiamo contro noi stessi. Questo è per dire che se intossichiamo il nostro corpo, intossichiamo anche il nostro pensiero ed il nostro spirito e di conseguenza le nostre azioni, e siccome le nostre azioni prendono valore nella vita della società, siamo noi stessi che diamo un contributo alla degenerazione della società cui apparteniamo. La mia non è un'analisi di tipo morale, ma strettamente biologica: politica e arte, etica e morale, economia ed ecologia sono il risultato ai rispettivi livelli del sistema della funzionalità della nostra bios. Tutto questo discorso per introdurre un concetto tanto banale quanto pachidermico per importanza, e cioè che alla base di tutto sta l'ALIMENTAZIONE. Infatti possiamo dire non solo che siamo quello che mangiamo, ma è proprio quello che mangiamo che ci fa essere in un certo modo. Ricordate che tutto quello che siamo (corpo, psiche e spirito stesso) si realizza in virtù di un'energia cellulare che si produce per scambi di nutrienti, e il male si crea quando tali scambi si deformano e diventano tossici. Prossimamente cercherò di dimostrare come aspetti della nostra vita sociale e individuale dipendono alla base da quello che ingeriamo. 27 Luglio 2009
DISINTEGRAZIONE ALIMENTARE - GRIGLIATE E TAKE AWAY
Riguardo all'integrazione su vasta scala come un fenomeno che reca in sé delle pericolose contraddizioni ne ho già parlato. Volevo però declinare questo argomento in tema di alimentazione e salute. La cucina tipica, che rappresenta l'elemento culturale più semplice perché quello più immediato, si sta lentamente annacquando se non proprio trasformando in un'arma per la salute. Se per caso capita di girare per Milano o Roma sarà molto più semplice trovare un ristorante cinese o un kebab, un sushi o un MacDonald, piuttosto che un ristorante italiano, e ancor più difficile un ristorante italiano che offra la cucina tradizionale del posto. Dall'altra parte però c'è una tendenza per gli immigrati, soprattutto quelli dalla seconda generazione in poi di “dimenticare” i propri piatti tipici o di pasticciarli mescolando ingredienti fac-simile. Ora è noto che ogni italiano conosce le primizie che la sua cucina tipica offre, così come un immigrato ricorderà i gusti della propria terra di origine, ma entrambi tendono nella dieta di tutti i giorni ad allinearsi ad un'alimentazione uguale e comune che è l'alimentazione del TAKE AWAY. Per alimentazione “prendi e porta via” si intende non solo quella più nota del MacDonald e simili, ma anche quella del panino al bar, del cappuccino e brioches come breakfast, del precotto da mettere in forno a microonde, della pizzetta e dell'happy hour.
Certo si potrà dire al giorno d'oggi il poco tempo a disposizione non permette di dedicare al pasto l'attenzione necessaria e in più alla sera si è troppo stanchi per mettersi a “spignattare” ai fornelli. In tutti i casi citati l'elemento principe è riuscire a concentrare in pochi etti di “mangime” sapori e sensazione di pienezza adatti a non lasciarci la pancia brontolante. Ecco quindi che gli elementi come le proteine e i grassi della carne, gli zuccheri raffinati, coloranti e conservanti diventano tipici per italiani e immigrati, garantendo così un'integrazione sul piano alimentare. Il problema è che questa integrazione è più disastrosa per gli immigrati e i loro figli che per gli italiani stessi, già da 4 decenni in fase di malnutrizione. È stato dimostrato da diverse fonti che vi è una tendenza maggiore per gli immigrati rispetto agli italiani di diventare obesi, soffrire di diabete, malattie cardiovascolari, e ammalarsi di tumori legati all'alimentazione. L'altro giorno si è tenuto in una nota località estiva del Veneto la gara delle grigliate, con partecipanti di tutto il mondo, dal Togo all'Australia, con il primato dell'anno scorso da strappare al Marocco. Questo esempio mostra la tendenza all'uniformità verso una cucina veloce (la carne alla griglia ci mette un attimo a cucinare), gustosa ma tremendamente sbagliata e fonte di danni. E questo mi fa pensare con una certa ironia anche a quando qui a Padova per tenere lontani gli spacciatori e i malviventi si organizzano le grigliate di quartiere a cui sono invitati gli immigrati buoni! A quale danno li si espone! Se coloro che propugnano l'immigrazione e l'integrazione si infervorano a spiegare che gli immigrati non portano malattie, ma se le prendono in Italia per le scarse condizioni che il nostro paese razzista è in grado di offrire, stranamente poi tacciono il gran peso con cui tutte queste malattie “da integrazione” gravano sulla salute pubblica. Queste malattie sono croniche, debilitanti e richiedono strutture e farmaci. Inoltre l'aumentato numero di malati che affollano ospedali abbassa la qualità che il servizio sanitario e sociale è in grado di offrire a tutti. 16 Luglio 2009
DISINTEGRAZIONE ALIMENTARE - AFRICA
Parlare di epidemia di obesità in Africa sembrerebbe quasi un ossimoro, quando si è sempre stati abituati a guardare l'Africa e più in generale i paesi considerati del terzo o quarto mondo attraverso foto di bambini gonfi e magrissimi. Nonostante decenni di buonismo da parte dell'occidente industrializzato e di campagne di solidarietà nazionali ed internazionali contro la fame nel mondo, la situazione si è aggravata perché se in passato si poteva parlare di sotto-nutrizione oggi si deve parlare di malnutrizione e di rapida ascesa di malattie da sovralimentazione. Dove l'alimentazione di tipo occidentale e gli stili di vita importati con tale modello si è sostituita alla scarsa alimentazione e alla scarsezza di approvvigionamenti la popolazione ha cominciato ad ammalarsi degli stessi mali occidentali: l'obesità, l'alcolismo, il diabete, le malattie cardiovascolari, l'ipertensione, e tutta la gamma dei più aggressivi tumori agli apparati digerente e respiratorio.
Questi dati non sono una novità: risale infatti al 2004 la prima conferenza sull'obesità in Africa durante la quale gli esperti hanno evidenziato che “In molti Paesi in via di sviluppo, ancora in lotta per superare un’eredità di sotto-nutrizione con le sue conseguenze metaboliche per le future generazioni, l’obesità ha aggravato ulteriormente il già pressante problema della salute pubblica. Molte persone sono ora ad alto rischio per gli effetti nocivi della dieta “occidentale”, ricca di grassi, zuccheri e sale”. Uno studio del CNR del 2006 dichiarava invece che nel giro di pochi anni è notevolmente aumentato il numero di cinesi in sovrappeso, mentre in India - paese che ospita circa la meta' della popolazione sottonutrita del mondo - è in eccesso di peso più della metà delle donne tra i 20 e i 69 anni, con conseguente aumento del diabete. Confrontando questi dati con quelli dei paesi occidentali, dove la percentuale di diabete è in media stabile, si è invece verificato un aumento di questa e altre patologia nella popolazione di colore e negli immigrati nei paesi industrializzati. Dato altrettanto allarmante riguarda gli aborigeni australiani anch'essi sempre più a rischio diabete e obesità. 15 Luglio 2009
Disintegrazione alimentare: batteri ed enzimi
La mentalità comune è ancora saldata sull'idea che il cosiddetto terzo mondo rappresentato dai paesi in via di sviluppo soffra la fame. Un'idea questa che se poteva valere anche fino a 20 anni fa ora non rispecchia esattamente la realtà. Il terzo mondo soffre oggi di una malnutrizione che non è legata alla semplice scarsità di risorse alimentari dei paesi, ma è determinata dall'utilizzo sempre maggiore della dieta di tipo occidentale, da una sempre più scarsa attività fisica, derivate dall'emulazione dello stile di vita dei paesi ricchi, cui è contemporaneamente conseguito un processo di abbandono dalla cultura tradizionale alimentare propria.
Il nostro sistema di assimilazione dei nutrienti è una galassia complessa che si è plasmata nelle generazioni, in sintonia con l'ambiente e la disponibilità e la tipologia di alimenti: per digerire e assimilare non abbiamo solo un apparato digerente fatto di tessuti muscoli e sangue, ma un complesso esercito di enzimi supportato da una multiforme flora batterica che ci derivano dalla linea parentale sia come componente genetica (gli enzimi sono proteine e pertanto sono codificate a livello di DNA) sia come componente ambientale (la flora batterica dipende dall'area geografica in cui si vive). Quando, per esempio, il turista occidentale trascorre le sue vacanze in paesi asiatici, sudamericani o africani, incorre nella diarrea del viaggiatore (nota come la maledizione di Montezuma!) dovuta al contatto con microrganismi del luogo, a cui invece gli autoctoni sono immuni. Allo stesso modo quanti dal terzo mondo emigrano verso paesi occidentali con buona probabilità finicono per soffrire di disturbi intestinali generati dal nuovo tipo di alimentazione. Non è infatti una semplice questione di differenze igienico-sanitarie, ma una differenza a livello di flora batterica integrata al sistema immunitario che è conformata per digerire e assorbire quello che per generazioni è stato il regime alimentare del proprio paese. Lo stesso genotipo (quella parte di DNA che codifica per gli enzimi implicati nell'alimentazione) presenta delle differenze non da poco: infatti popolazioni soggette a periodi di carestia e residente nelle aree del mondo calde fra le fasce tropicali e in quelle fredde ai circoli ha sviluppato nel corso dei secoli un pattern di enzimi altamente specializzati in un regime di tipo “risparmiatore” in grado di far fronte ai periodi di scarsità traendo il meglio dalle risorse alimentari presenti, in relazione alle caratteristiche del clima. Ora l'integrazione, sia quella successiva all'immigrazione sia quella importata nei paesi in via di sviluppo come modello alimentare, ha distorto tutti gli equilibri rodati nei secoli: il rischio non è la FAME ma si sta seriamente parlando di epidemie di OBESITA' nei paesi sottosviluppati, mentre nei paesi occidentali è evidente e preoccupante il maggiore tasso di disturbi alimentari,malattie neoplastiche e cardiovascolari fra gli immigrati di seconda e terza generazione (cioè quelli che risultano integrati). 13 Luglio 2009
DISINTEGRAZIONE ALIMENTARE
Visto che è estate e d'estate tutto diventa frivolo e “sottombrellonesco” anche io mi dedico ad argomenti più light. Da oggi comincio a parlare di dieta!
E' la dieta infatti il punto di partenza della nostra vita così, come è in qualche modo la dieta, a stabilire come moriremo. Invasioni batteriche, sostanze tossiche, virus cancerogeni entrano in contatto con il nostro organismo tutti i giorni: siamo un campo di battaglia quotidiano! La dieta ci permette di introdurre dall'esterno tutti i nutrienti necessari per contrastare senza problemi tutti questi attacchi; se la dieta è adeguata, gli equilibri fra scambi cellulari si mantengono coerenti e funzionanti garantendo così elevato il benessere di tessuti, degli apparati e la totalità del nostro organismo nel corpo e nello spirito. La nostra degenerazione non comincia con la vecchiaia, che è soltanto una fase che dipende dal resto della vita trascorsa, ma nel momento in cui consciamente o inconsciamente ci alimentiamo senza controllo, mossi dall'estremo desiderio di soddisfazione del gusto o dall'ignoranza, deresponsabilizzando noi stessi dal principale atto vitale che è il mangiare. Questo è il motivo per cui intolleranze, disturbi alimentari, obesità e diabete sono in fase esplosiva con il conseguente risultato che assegna a tumori e malattie cardiovascolari il titolo di prime cause di morte al mondo. Queste patologie dipendono proprio da una prolungata dieta scorretta, ricca di alimenti di origine animale, sbilanciata verso i prodotti lavorati (che come tali acquistano in sapore ma perdono in valore organolettico) e che va a caricare il nostro organismo di metaboliti tossici che richiedono più energia per essere neutralizzati o che si accumulano col tempo fino a dare il via alla degenerazione cellulare e dei tessuti, che si propaga fin su agli organi e agli apparati. L'abuso alimentare è inoltre ritmato dalla propaganda pubblicitaria dietro cui si nascondono i pericolosi artigli del mercato globalizzato, che al grido di “consuma e cresci” deforma e livella gli stili alimentari dei popoli verso lo stile più pericoloso, che è quello che fa rima con alto contenuto grasso proteico, velocità, sapore, commestibile tutto l'anno,... La tendenza a mangiare senza senso e male è un'abitudine sempre più comune e sempre più condivisa, e sembrerà una sciocchezza o un'ovvietà, ma sul piano reale costa a noi singoli e a noi come società. Medicine, cure, terapie, assistenza sanitaria e assistenza sociale fatturano per miliardi e le cifre sono in aumento, e nonostante la prevenzione sia una bella parola da dispensare a pioggia, è davvero ancora poco praticata. Anche l'alimentazione rispetta la decadenza di questa società perché si rincorre il gusto, la leccornia, la scatola, il marchio e non ci si prende la responsabilità di conoscere quello che si sta mangiando. A seguire alcune considerazioni sugli effetti dell'immigrazione, della globalizzazione e del consumismo sulle abitudini alimentari e le conseguenze verso cui siamo inesorabilmente proiettati. |